“Un corpus” di circa un centinaio di opere che racconta il Corpo della donna nella sua naturale esistenza.
Interessante, particolare e sempre più oculata, la visione della donna alla mostra “Il corpus delle donne” della Galleria Gaia a Palazzo Cosentini di Cosenza, proposta dall’omonima Associazione che punta a sfatare e disintegrare qualsiasi pregiudizio relativo all’universo femminile. Stavolta l’attenzione è dedicata alla fisicità della donna nella sua complessità, il suo corpo, da sempre oggetto di polemiche sulla procacita’ o sulle forme androgine, si riflette in un corpus di oltre 70 opere di artisti contemporanei dal titolo “Hic est sanguis meus” e di 20 scatti della fotografa Raffaella Arena, che mirano a riscattare la donna nella storia e lo fanno attraverso la indiscussa funzione sociale dell’arte, elemento comunicativo per eccellenza grazie all’immediatezza, impatto e profondità della visione iconografica che nulla lascia al caso. Si punta infatti al disfacimento delle stupide credenze popolari dei tabù relativi al sanguinamento mestruale che inibiscono qualsiasi atto della donna in quei giorni e che a tutt’oggi sembrano immutate. L’importanza che assume il ruolo della femminilità attraverso il corpo, non considerato come un involucro perfetto plastificato delle modelle, simbolo della moda, quanto la nudità rappresentata nella spontaneità del corpo magro o procace, imperfetto, diventano un’esaltazione della persona tutta mirando alla naturalezza della fanciullezza, alla ingenuità, al realismo dell’aspetto, non abbellito da stratagemmi canonici ma restituito allo spettatore realisticamente così come il buon Caravaggio rappresentò la sua Maddalena o la sua Lucia ispirandosi a donne comuni ingaggiate dalla “strada”. Non si sottovaluti il fine strettamente didattico dell’esposizione che prevede l’affiancamento di laboratori di scrittura su temi ricorrenti affioranti dalle opere d’arte che rende merito e amplifica la forza di una tematica fondamentale e sempre attuale.